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L'avvento, significato profondo

  • Immagine del redattore: Veronica Bodano
    Veronica Bodano
  • 2 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

dipinto Nikolaj Roerich

L’Avvento: il tempo in cui il mondo rallenta e l’Anima parla più forte



C’è un momento dell’anno in cui il tempo sembra cambiare ritmo.

Le giornate si accorciano, la luce si fa più sottile, e qualcosa — non si sa bene cosa — ci spinge verso l’interno.

È come se l’aria diventasse più trasparente, e in quella trasparenza si potesse ascoltare meglio.


Questo momento si chiama Avvento.

Ma non ha nulla a che vedere con il calendario:

è un movimento dell’Anima.


L’Avvento inizia quando, dentro di noi, qualcosa smette di correre.

Quando la vita esterna continua, certo, ma il nostro mondo interiore comincia a ricomporsi.

Come se una voce antica, più vecchia della memoria personale, dicesse:


“Fermati.

C’è qualcosa che vuole nascere.”


Non è un’attesa.

È un ritorno.




L’allineamento: la danza silenziosa che prepara la Luce



Ci sono giorni, a dicembre, in cui percepiamo un appello sottile, come se il nostro essere fosse chiamato a rimettersi in ordine.

Non un ordine esteriore, ma un ordine che riguarda il corpo, il cuore e la mente.


L’Avvento comincia così:

quando il corpo rallenta e smette di trattenere tensioni inutili;

quando le emozioni cessano di reagire a ogni stimolo e si distendono come acqua che torna limpida;

quando la mente si fa semplice, essenziale, meno rumorosa.


Senza accorgercene, ci stiamo allineando.


Il Tibetano direbbe che l’allineamento è il momento in cui i nostri tre mondi — fisico, emotivo, mentale — si dispongono come tre punti sulla stessa linea di luce,

e così facendo permettono all’anima di avvicinarsi.


Noi lo percepiamo in modo meno tecnico:

come un sollievo,

come un ritorno alla calma,

come la sensazione di iniziare finalmente a sentire di nuovo.


Quando l’allineamento accade, anche solo per un istante, avvertiamo che la luce è più vicina.

Nessuno ce lo deve spiegare.

Lo si sente.




L’Avvento come ritorno alla casa interiore



L’Avvento è il tempo della semplicità.

Non chiede sforzo, non pretende prestazioni, non vuole perfezione.

Chiede solo una cosa: spazio.


Spazio perché la luce possa trovare un varco.

Spazio perché il nuovo possa farsi strada.

Spazio perché ciò che vuole nascere in noi — una comprensione, un’identità più vera, una svolta — possa emergere senza resistenze.


È il tempo in cui ogni settimana una luce si accende.

Non fuori: dentro.


La prima luce è quella della presenza.

La seconda, della pace emotiva.

La terza, della chiarezza mentale.

La quarta, dell’invocazione silenziosa.


Sono i quattro passi dell’allineamento, ma li sentiamo come un’unica preparazione:

un lento aprirsi del cuore,

un ritorno alla sincerità interiore,

una disponibilità che cresce.




L’Avvento: l’attimo prima dell’aurora



L’Avvento è la soglia in cui la luce non è ancora nata, ma già si avvicina.

È quell’istante unico in cui la notte inizia a mollare la presa e il giorno inizia a sussurrare il suo arrivo.

È il momento prezioso in cui l’anima si avvicina abbastanza da essere percepita, ma non così tanto da essere già manifestata.


È ciò che il Tibetano chiamerebbe l’imminenza del contatto:

quando siamo pronti,

quando il canale è aperto,

quando l’allineamento c’è.


E allora non serve fare nulla.

Non serve forzare, correre, cercare.

Basta rendersi disponibili.


Perché la luce non si impone.

La luce attende.

Attende che noi diciamo, con semplicità:


“È tutto in ordine.

Sono qui.

Puoi venire.”


Con Presenza

Veronica

 
 
 

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